1989 ATTENTATO ALLA COSTA ROMAGNOLA: NESSUNO SE NE E’ ACCORTO MA NON E’ STATO PIU’ COME PRIMA…E SE FOSSE ANDATA COSI’?
“firmato il Mascalcino” 

Era l’anno 1989 la costa romagnola veleggiava a gonfie vele. Come sempre dai primi anni 60 le spiagge erano piene di turisti e in particolare turisti stranieri: tedeschi, austriaci, francesi, olandesi, belgi, svizzeri eccetera… Insomma la costa romagnola era diventata il più bel posto per riconciliarsi dopo la seconda guerra mondiale. Era normale vedere ballare insieme nelle feste in albergo o in hotel tedeschi e francesi. La Romagna, pochi lo ricordano, soprattutto i primi anni del boom anche a questo è servita: a riconciliare e riappacificare tutti i popoli che erano stati in guerra ognuno nemico dell’altro. La musica cantata da Secondo Casadei ma anche da tanti altri musicisti portavano spensieratezza con i valzer, le mazurche, le polke e che dire della canzone regina della nostra regione “Romagna mia”. Non posso non accennare alla cordialità, all’ospitalità e alla dedizione dei romagnoli verso i turisti. Ai menù che altro non erano che le stesse pietanze che si preparavano, per loro, i titolari delle pensioni: Tagliatelle al ragù, Lasagne Verdi, Pesce Azzurro, Salsiccia, Pollo, Coniglio alla Cacciatora ecc ecc… anzi scusate…e il Sangiovese? Insomma il boom della costa romagnola non era che un cocktail perfetto di situazioni sopradescritte che nessuno poteva imitare. Nessuno poteva credere che di lì a poco sarebbe successo l’impensabile, e l’irreparabile. Cosa poteva distruggere questo cocktail così perfetto? Chi è perché qualcuno poteva avere interesse a distruggerlo?. E così come succede nelle favole stava arrivando l’orco cattivo. Intanto era da qualche anno che le multinazionali, i capitalisti avevano messo gli occhi sul giro di affari che scatenava in Romagna il turismo. Ed era una montagna di soldi che, in quegli anni ha creato un ceto medio più che benestante, albergatori, bagnini, artigiani, edili, commercianti e quant’altro. Qualche multinazionale aveva provato a convincere i nostri turisti ad andare nei grandi villaggi da loro costruiti. Pensando che dando al turista situazioni nuove e moderne bastassero a portarci via la nostra clientela. Non fu così, nei villaggi e mega hotel con piscine al coperto al terzo piano non interessava a molti, vuoi mettere la costa romagnola? A questo punto è intervenuta la genialità di un “orco cattivo” che si è messo a disposizione dei capitalisti e delle multinazionali. Questo “genio” aveva studiato che alcuni concimi usati nelle grandi campagne ai lati del Po causavano delle infiorescenze di alghe e mucillagini a seconda del tipo di concime usato. La mucillagine ricordate? Era una schiuma giallastra, viscida, puzzolente. Anche il più ardito non avrebbe avuto il coraggio di fare il bagno. Ecco il “cavallo di Troia” usato dal genio a servizio delle multinazionali del turismo: sversare, con l’aiuto di barche compiacenti, nel mediterraneo tonnellate di concime proprio quello che con i primi caldi causava il fenomeno della eutrofizzazione e quindi del crearsi della mucillagine. Ecco come si è arrivati a luglio del 1989 non è stato un fenomeno naturale ma la mano dell’uomo che volontariamente ha voluto creare questo “Big Bang” nella costa romagnola.  I capitalisti avevano capito che l’unica cosa che poteva fare abbandonare la nostra costa romagnola ai nostri fedelissimi turisti stranieri era: di non poter più fare il bagno al mare.

 

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