In una domenica qualunque. Mi chiamo Omar, sono piccolo e birichino, ho quasi 10 anni, la mia mamma ed il mio papà mi vogliono tanto bene. La domenica stiamo sempre tutti insieme e andiamo sempre al parco a giocare. Con la mia mamma sono andato in edicola per comprare i fumetti, a me piacciono tanto i fumetti, leggo topolino e con le sue avventure mi fa ridere. La mamma, invece, ha preso per sé quello che con un soldino gratta i numerini. Ogni tanto lo prende ma poi vedo che lo accartoccia e lo butta via. Ma oggi non lo ha buttato via, dopo che con quel soldino, che ogni tanto mi dà e che io metto nel mio salvadanaio, ha grattato a sorriso e lo ha messo in borsa e poi mi ha comprato un giochino, di solito non lo fa mi dice sempre: “Topolino e basta! non mi chiedere altro, non te lo compro”. Era diventata talmente felice che mi ha comprato un giochino così ero più felice anche io. Quando siamo tornati a casa è corsa subito da papà con il gratta e vinci e gli urla 20.000! ho vinto 20.000euro. Il papà si alza in piedi e la abbraccia forte, era da tanto che non li vedevo abbracciarsi così forte.

Papà subito dice: “ci compriamo l’auto nuova, quella elettrica, anzi quella ibrida” la mamma:” ma no! andiamo a farci un viaggio”. Io mi sarei comprato tanti fumetti e tanti giochi. Comunque quel giorno che era la nostra giornata dove andavamo insieme tutti e tre al parco a giocare siamo stati a casa. Papà e mamma dovevano decidere cosa fare con 20.000 euro. Loro erano felici ed io ero diventato triste. Nessuno pensava a me e così sono stato tutto il giorno nella mia cameretta a leggere topolino ed a giocare, mangiando patatine perché non siamo andati insieme al parco. A me in fondo interessava solo andare al parco con mamma e papà, della macchina nuova o del viaggio non mi interessava nulla se poi mi hanno lasciato solo in camera mia.

Lo stesso giorno in un’altra parte del mondo. Mi chiamo Omar oggi sono ancora senz’acqua e senza cibo, la mia casa è stata appena bombardata. Non ho più la mamma e io e papà, siamo in una tenda fredda con mio zio ed altre persone e sto piangendo. La mia mamma e appena morta, io ero nella mia cameretta con papà ho paura di stare solo, papà mi legge sempre topolino così non penso alla guerra. La mamma era in cucina abbiamo sentito il botto di una bomba questa volta era vicina a noi. È saltata anche la porta della mia camera e il resto della casa non c’era più. Io e papà siamo scappati subito fuori io chiamavo forte: mamma. L’abbiamo vista a terra c’era tanto sangue era morta con le macerie che la coprivano un po’.  Papà mi ha preso il braccio e ha iniziato a correre io dovevo correre forte come lui. Ora sono in questa tenda fredda tengo in mano il mio fumetto di topolino, gli mancano delle pagine i fumetti non si trovano più,  lo guardo e penso alla mamma quando me lo leggeva ora la mia mamma non c’è più e piango. Gli israeliani ci stanno ammazzando tutti, non ho ancora capito il perché. Io sono piccolo e mi chiedo come possono i grandi ammazzare anche i bambini. Ho visto morire bambini piccoli che ancora non camminavano. Io sono anche fortunato se sono ancora vivo e ho ancora le braccia e le gambe, mi ha appena detto papà.  Ci sono bambini che sono rimasti sotto le macerie e se non sono morti sono rimasti invalidi, senza un braccio o senza una gamba. Mio papà sta piangendo abbracciato allo zio e lo zio gli dice che in 23 mesi sono stati ammazzati dall’esercito israeliano 20.000 bambini.

Oggi è morta la mia mamma, mi abbracciava sempre forte quando avevo paura, ora siamo io e papà. Devo essere forte come mi diceva la mamma così riesco ad arrivare a 10 anni. Io e papà dobbiamo scappare e andare a cercare cibo e acqua altrimenti se non moriamo uccisi dall’esercito israeliano moriamo di fame o sete.